Quando è illegittimo appello e secondo grado nel contenzioso tributario?
Nel contenzioso tributario italiano, l’appello e il secondo grado di giudizio sono illegittimi quando non rispettano i requisiti di legge previsti dal D.Lgs. n. 546/1992, che disciplina il processo tributario.
In particolare, l’appello è illegittimo nei seguenti casi principali:
1. **Mancato rispetto del termine per proporre l’appello**: L’appello deve essere proposto entro 60 giorni dalla notificazione della sentenza di primo grado. Se il termine è superato, l’appello è inammissibile.
2. **Difetto di interesse ad appellare**: L’appellante deve avere un interesse concreto e attuale a impugnare la sentenza. Se manca l’interesse, l’appello è dichiarato inammissibile.
3. **Violazione delle forme e dei requisiti di legge**: L’atto di appello deve contenere tutti gli elementi prescritti dall’art. 52 del D.Lgs. 546/1992, come l’indicazione precisa della sentenza impugnata, i motivi dell’appello, le conclusioni, ecc. La mancanza di tali elementi può comportare l’inammissibilità.
4. **Tentativo di appellare questioni non impugnabili in appello**: Alcune decisioni o questioni possono essere definitive e non soggette a impugnazione in appello, ad esempio le sentenze non definitive o le questioni di competenza.
5. **Violazione del principio di tassatività delle impugnazioni**: L’appello deve riguardare solo le questioni decise in primo grado; non è ammesso un nuovo giudizio su questioni non trattate.
Inoltre, il secondo grado di giudizio è illegittimo se l’appello è inammissibile o improcedibile per i motivi sopra indicati.
In sintesi, l’appello e il secondo grado sono illegittimi quando non rispettano i termini, i requisiti formali, l’interesse ad appellare o quando si tenta di impugnare questioni non ammesse dalla legge. In tali casi, il giudice di secondo grado può dichiarare l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’appello, con conseguente conferma della sentenza di primo grado.
Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza legale.

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